Denuncia Infortunio Colf – Badanti – Babysitter
Infortunio colf a ore e badante: obblighi del lavoratore domestico
Il collaboratore dovrebbe farsi certificare l’infortunio al pronto soccorso il prima possibile, specificando il momento, il luogo dove è avvenuto l’incidente e le modalità.
In questo modo il medico del pronto soccorso può capire se si tratta di infortunio sul lavoro, avvenuto presso il luogo di lavoro o nel tragitto da e per il lavoro, oppure di malattia. In caso di infortunio, il certificato rilasciato dal pronto soccorso avrà indicazione “INAIL sì”.
Il lavoratore ha l’obbligo di dare immediata notizia dell’infortunio al datore di lavoro. In caso contrario, se il datore non provvede alla denuncia nei termini di legge, il lavoratore infortunato può perdere il diritto all’indennità temporanea INAIL per i giorni antecedenti alla denuncia.
Obblighi del datore di lavoro
Il datore di lavoro, appena venuto a conoscenza dell’infortunio, deve presentare denuncia all’INAIL entro 48 ore dall’evento.
Indennità di infortunio
I primi 3 giorni di calendario sono a carico del datore di lavoro e vanno retribuiti con la paga di fatto, comprensiva di vitto e alloggio per i collaboratori conviventi.
A decorrere dal 4° giorno successivo a quello dell’infortunio e fino alla guarigione, viene pagata un’indennità giornaliera dall’INAIL, comprensiva dei giorni festivi e del vitto e alloggio per i conviventi, pari al:
- 60% della retribuzione convenzionale per i primi 90 giorni di calendario;
- 75% della retribuzione convenzionale dal 91° giorno di calendario in poi.
TFR, ferie e tredicesima, durante l’infortunio, maturano fino alla fine del periodo di conservazione del posto di lavoro, quindi per l’intero periodo.
Non è invece dovuto da parte del datore di lavoro il versamento dei contributi al lavoratore per il perdurare del periodo dell’infortunio.
I lavoratori domestici, dopo aver assolto le procedure previste, ricevono direttamente dall’INAIL l’indennizzo su conto corrente a loro intestato.
Si effettua il servizio anche online, senza recarsi in sede.
Chi deve presentare la dichiarazione di successione e quali sono le imposte?
Chi deve presentare la dichiarazione di successione?
Sono obbligati a presentare la dichiarazione di successione gli eredi, i chiamati all’eredità, i legatari oppure i loro rappresentanti legali.
Inoltre, sono obbligati alla presentazione anche:
- i rappresentanti legali degli eredi o dei legatari;
- gli immessi nel possesso dei beni, in caso di assenza del defunto o dichiarazione di morte presunta;
- gli amministratori dell’eredità;
- i curatori delle eredità giacenti;
- gli esecutori testamentari;
- i trustee.
Nel caso in cui vi siano più soggetti obbligati, la dichiarazione di successione può essere presentata anche da uno solo di essi.
Quali imposte devono essere pagate nella successione?
Innanzitutto deve essere versata l’imposta di successione, determinata dall’Agenzia delle Entrate sulla base del grado di parentela tra il defunto e gli eredi.
Dichiarazione di successione: quali aliquote si applicano?
Le aliquote previste per l’imposta di successione sono:
- 4% per il coniuge e i parenti in linea retta (figli, genitori, nipoti), da calcolare sul valore eccedente 1 milione di euro per ciascun erede;
- 6% per fratelli e sorelle, da calcolare sul valore eccedente 100.000 euro per ciascun erede;
- 6% sul valore totale, senza franchigia, per gli altri parenti fino al quarto grado, affini in linea retta e affini in linea collaterale fino al terzo grado;
- 8% sul valore totale, senza franchigia, per tutte le altre persone.
Le franchigie si applicano a ciascun beneficiario singolarmente.
Nel caso in cui il beneficiario sia una persona con handicap riconosciuto ai sensi della Legge 104/1992, la franchigia aumenta a 1,5 milioni di euro. L’imposta verrà applicata soltanto sulla parte eccedente tale importo.
Le franchigie non sono cumulabili tra loro.
La franchigia viene aggiornata ogni quattro anni in base all’indice ISTAT del costo della vita.
Ci sono altre imposte oltre a quella di successione?
Se nell’eredità sono presenti immobili, devono essere versate anche:
- Imposta ipotecaria pari al 2%;
- Imposta catastale pari all’1%.
Per chi possiede i requisiti “prima casa”, l’imposta ipotecaria e catastale si applicano in misura fissa pari a 200 euro ciascuna.
Indennità di mancato preavviso nei contratti di Locazione
Il conduttore, ai sensi dell’art. 3, comma 6, L. 431/1998, può recedere anticipatamente dal contratto di locazione qualora ricorrano gravi motivi, oggettivi o soggettivi, dandone comunicazione al locatore con preavviso di almeno sei mesi.
Detto termine può essere ridotto mediante specifica previsione contrattuale.
Indennità di mancato preavviso nelle locazioni
La previsione di un termine di preavviso ha la funzione di garantire al locatore un lasso di tempo ragionevole per trovare nuovi inquilini e stipulare un nuovo contratto, senza perdere il diritto al compenso per l’utilizzo dei locali.
(Cass. n. 15769/2015)
Il mancato rispetto del termine di preavviso comporta l’obbligo, in capo all’inquilino, di corrispondere al locatore il pagamento dei canoni mensili previsti dalla legge o dal contratto, a partire dalla comunicazione del recesso oppure, in assenza di comunicazione, dal rilascio dell’immobile.
La giurisprudenza ha chiarito che, nel caso in cui nel contratto di locazione non sia prevista espressamente la facoltà di recesso per gravi motivi senza preavviso, trova applicazione l’art. 3, comma 6, L. 431/1998.
In tal caso, il conduttore può recedere in qualunque momento dal contratto qualora ricorrano gravi motivi, dando comunque comunicazione al locatore con preavviso di sei mesi, oppure del termine inferiore eventualmente pattuito.
Il mancato rispetto del termine di preavviso comporta a carico del conduttore il pagamento del canone fino al sesto mese successivo alla data di comunicazione del recesso.
(Trib. Pordenone, n. 624 del 22 novembre 2022)
Occorre tuttavia valutare cosa accada quando, nonostante il mancato rispetto del termine di preavviso, il locatore stipuli un nuovo contratto allo stesso canone e l’immobile venga immediatamente occupato da nuovi inquilini dopo il rilascio da parte del conduttore originario.
Secondo recente giurisprudenza, nel caso in cui l’immobile sia immediatamente rimesso sul mercato e locato al medesimo canone, il locatore non ha diritto ad alcun indennizzo, non essendovi un effettivo pregiudizio patrimoniale.
(Trib. Torino, n. 1247 del 22 marzo 2023; Cass. n. 18167 del 23 ottobre 2012)
In tale ipotesi, infatti, l’incasso di un doppio canone locatizio risulterebbe ingiustificato, anche in considerazione della natura non propriamente risarcitoria dell’indennità di mancato preavviso.
Cambio di Residenza nel Comune di Roma
Hai comprato casa o preso in affitto casa a Roma nel quartiere San Giovanni, Appio Latino o Tuscolano e devi fare il cambio di residenza? Di seguito alcune informazioni utili.
Innanzitutto, la residenza è il luogo dove una persona ha la dimora abituale, come previsto dall’art. 43, comma II, del Codice Civile. È molto importante per varie ragioni, sia amministrative che fiscali, e per percepire prestazioni da parte degli Enti Pubblici, come l’INPS.
In quali casi si fa il cambio di residenza?
Se la tua dimora abituale è cambiata, devi fare richiesta di spostamento della residenza all’ufficio anagrafico del Comune dove è situata la nuova abitazione.
- Se hai acquistato una nuova casa e lì sarà la tua dimora abituale;
- Se hai preso in affitto una casa che sarà la tua dimora abituale;
- Se sei ospite del proprietario di una casa, come parente, amico o datore di lavoro, e lì sarà la tua dimora abituale;
- Se sei ospite dell’inquilino di una casa, come parente, amico o datore di lavoro, e lì sarà la tua dimora abituale.
Quali sono i documenti per fare il cambio di residenza?
I documenti possono variare a seconda che tu sia guidatore di auto o moto, cittadino extracomunitario o cittadino dell’Unione Europea.
Inoltre, possono essere richiesti documenti e autodichiarazioni specifiche se sei ospite del proprietario o dell’inquilino della casa, oppure se vi è lo spostamento di un figlio minore con uno solo dei genitori.
Devo comunicare a tutti gli Enti Pubblici il cambio di residenza una volta ottenuto?
No, il Comune di Roma, una volta cambiata la residenza, provvederà a comunicarlo agli Enti Pubblici interessati, come INPS, Agenzia delle Entrate, ASL e Motorizzazione Civile.
Quando consegnare la Busta Paga alla Colf o Badante
La busta paga della colf o badante va redatta in duplice copia e va fatta firmare. Solitamente si concorda con la collaboratrice il giorno del mese nel quale consegnare la busta paga, che va dal 1° al 10 del mese successivo.
Vantaggi redazione buste paga
La redazione della Busta paga consente al Datore di Lavoro di mantenere con il proprio dipendente un rapporto chiaro e trasparente dove elementi quali Ferie, Tredicesime e Trattamento di Fine Rapporto sono sempre oggetto di situazioni equivoche con a volte forti discussioni forti discussioni.
Molto spesso queste incomprensioni generano la nascita di Vertenze di Lavoro, non sempre facilmente risolvibili quando non si è mantenuto un rapporto più che limpido con il lavoratore.
In ogni caso si potrà sempre ricorrere ad un arbitrato attraverso la Conciliazione in Sede Sindacale ma anche in questo caso sarà sicuramente meglio affrontarla con delle buone pezze d’appoggio e una busta paga per Colf, Badante e Babysitter fatta in modo adeguato sarà sicuramente di grande aiuto.
Cedolare Secca quando l’inquilino è un’Impresa
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 12395 depositata il 7 maggio 2024, ha sancito la possibilità di applicare la cedolare secca anche quando l’inquilino è una società o un’impresa che affitta una casa per i propri dipendenti, clienti o fornitori.
La Suprema Corte ha precisato che l’Amministrazione finanziaria non ha poteri discrezionali nella determinazione delle imposte e che le circolari o risoluzioni ministeriali non costituiscono fonte di diritto.
Cedolare secca quando l’inquilino è un’impresa
Alla luce dell’orientamento espresso dall’Agenzia delle Entrate, molti proprietari che affittavano abitazioni a società avevano rinunciato all’applicazione della cedolare secca, preoccupati del rischio fiscale.
Ora, la pronuncia della Cassazione dovrebbe porre fine al contenzioso sorto negli ultimi anni tra contribuenti e Agenzia delle Entrate, offrendo maggiore chiarezza a un settore finora caratterizzato da incertezza.
La sentenza apre la possibilità per i locatori di optare per la cedolare secca anche per i contratti già in corso, in corrispondenza delle nuove annualità contrattuali.
Gestione del Lavoro Domestico – CAF ROMA SAN GIOVANNI
Grazie a un giusto inquadramento contrattuale, puoi evitare sanzioni legate al lavoro nero, assicurare l’esatta erogazione della retribuzione e il pagamento dei contributi, prevenendo così vertenze per differenze retributive e contributive.
La corretta gestione permette di godere dei benefici fiscali come la deducibilità della contribuzione versata in favore del domestico e di semplificare gli adempimenti burocratici, come la tracciabilità della retribuzione e la consegna dei documenti essenziali per le dichiarazioni obbligatorie.
Agevolazioni fiscali
Il datore di lavoro che versa regolarmente i contributi all’INPS per colf o assistenti familiari può usufruire di agevolazioni fiscali.
I contributi obbligatori versati per le colf e per gli addetti all’assistenza possono essere dedotti dal proprio reddito per un importo massimo di 1.549,37 euro l’anno. Il datore di lavoro deve conservare le ricevute dei bollettini INPS. L’importo massimo deducibile è fisso e non varia in base ai redditi dichiarati.
Per gli addetti all’assistenza di persone non autosufficienti, il datore di lavoro può detrarre dall’imposta lorda il 19% delle spese sostenute, per un importo massimo di 2.100 euro l’anno. La detrazione spetta al soggetto non autosufficiente o ai familiari che affrontano la spesa.
Per usufruire dell’agevolazione, sono necessari il certificato medico che attesti la condizione di non autosufficienza e le ricevute delle retribuzioni erogate, firmate dall’assistente familiare.
Si può usufruire della detrazione se il reddito complessivo è inferiore a 40.000 euro. La deduzione fiscale per la colf si può sommare alla detrazione prevista per l’assistente familiare, e viceversa.
Licenziamento NASPI
Nel caso di licenziamento, è facilitato l’accesso alla NASPI, fornendo supporto durante tutte le fasi delicate della transizione lavorativa.
Perché farsi assistere nella gestione del lavoro domestico?
In sintesi, affidarsi alla nostra Associazione UNIONCASA ROMA SAN GIOVANNI significa ottemperare a tutti gli adempimenti previsti nel CCNL COLF E BADANTI, tutelando il datore di lavoro domestico e salvaguardando i diritti del lavoratore.
Registrazione di un contratto di Locazione a Roma San Giovanni
La registrazione di un contratto di locazione presso Unioncasa Roma San Giovanni è un’operazione semplice e conveniente e garantisce la tutela legale per entrambe le parti.
E’ obbligatorio registrare ogni tipo di contratto di locazione e affitto di beni immobili ?
A prescindere dal regime fiscale scelto, entro 30 giorni dalla data di stipula o dalla sua entrata in vigore.
Tuttavia, se la durata del contratto è inferiore a 30 giorni nell’arco di un anno, la registrazione non è obbligatoria. Per effettuare la registrazione presso l’Agenzia delle Entrate, è possibile rivolgersi alla nostra Associazione di categoria – proprietari immobiliari – per i contratti di affitto, che fornisce assistenza nella registrazione dei contratti ad uso abitativo, libero, transitorio o concordato.
Unioncasa Roma San Giovanni offre anche supporto per la stipula di contratti a canone concordato essendo parte stipulante dell’ ACCORDO TERRITORIALE DI ROMA – QC20230097987-ACCORDO_TERRITORIALE_DI_ROMA_DEL_7_AGOSTO_2023_SIGNED.PDF (comune.roma.it)
Certificazione APE
I nuovi contratti di locazione devono includere una clausola in cui il conduttore attesta di aver ricevuto le informazioni e la documentazione riguardanti l’Attestazione di Prestazione Energetica (APE) dell’edificio.
Imposta di registro
L’imposta di registro relativa ai contratti di locazione ordinari equivale al 2% del canone annuo con un’imposta minima uguale a 67,00 euro. L’imposta di bollo pari a 16,00 euro viene aggiunta all’imposta di registro.
Nel caso di contratti a canone concordato l’imposta del 2% si calcola sul 70% del canone annuo, viceversa quando si tratta di contratti ordinari, sia a canone libero che agevolato, entro 30 giorni dalla scadenza annuale del contratto, locatore e conduttore dovranno corrispondere l’imposta di registro del 2% sul canone annuale.
Cosa posso fare in caso di mancato pagamento dei canoni di Locazione ?
Il procedimento per convalida di sfratto è applicabile non solo nell’ipotesi in cui si voglia ottenere il titolo esecutivo per il rilascio dell’immobile prima della scadenza contrattuale, ma anche quando il diritto al rilascio sia attuale in seguito alla pronuncia giudiziale di risoluzione del rapporto contrattuale per morosità del conduttore.
L’art. 658, comma 1, c.p.c. stabilisce infatti che il locatore può intimare al conduttore lo sfratto anche in caso di mancato pagamento del canone d’affitto alle scadenze e chiedere nello stesso atto l’ingiunzione di pagamento per i canoni scaduti.
Si tratta dunque di un’azione di natura costitutiva e di condanna, poiché il locatore può ottenere il provvedimento di rilascio, che implica la risoluzione del rapporto contrattuale, e il pagamento dei canoni scaduti secondo le forme del procedimento ingiuntivo.
A questo riguardo, si rammenta che l’art. 55 della L. n. 392/1978 prevede che la morosità del conduttore nel pagamento dei canoni o degli oneri accessori può essere sanata in sede giudiziale per non più di tre volte nel corso di un quadriennio, se il conduttore alla prima udienza versa l’importo dovuto per tutti i canoni scaduti e per gli oneri accessori maturati, maggiorato degli interessi legali e delle spese processuali liquidate dal giudice.
Inoltre, dinanzi a comprovate condizioni di difficoltà del conduttore, se il pagamento non avviene in udienza, il giudice può assegnare un termine non superiore a novanta giorni, rinviando l’udienza a non oltre dieci giorni dalla scadenza del termine assegnato.
Se il mancato pagamento, protrattosi per non oltre due mesi, deriva dalle precarie condizioni economiche del conduttore insorte dopo la stipulazione del contratto e dipendenti da disoccupazione, malattie o gravi condizioni, la morosità può essere sanata per non più di quattro volte complessivamente nel corso di un quadriennio, con termine fino a centoventi giorni.
Il provvedimento relativo alla concessione del termine di grazia ha la forma dell’ordinanza revocabile. Qualora, a seguito della concessione del termine di grazia, il pagamento non avvenga, il giudice dovrà emettere ordinanza di convalida (Cass. civ., n. 19772/2003).
Locazioni: criterio distintivo tra Attività Imprenditoriale e Occasionale?
Il riferimento normativo principale è contenuto nell’art. 2082 c.c., ai sensi del quale “è imprenditore chi esercita professionalmente una attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi”. Si segnala che l’interpretazione del termine “professionalmente”, secondo una certa opinione dottrinale, non può esaurirsi nella semplice constatazione di un’attività economica esercitata in maniera continua (o sistematica) e non occasionale,
Quanto puo’ essere considerata un attivita’ imprenditoriale
L’attività può essere qualificata come imprenditoriale soltanto se chi la esercita miri ad ottenere dalla stessa un profitto personale. Invero, secondo altra dottrina, l’accento andrebbe posto su un dato obiettivo, per cui è lucrativa non tanto l’attività svolta a fini di lucro, quanto quella che è oggettivamente lucrativa, tenuto conto delle modalità stesse dell’azione imprenditoriale, qualunque sia lo scopo effettivo perseguito da chi la esercita; ne consegue, come affermato in giurisprudenza, che “è imprenditoriale quell’attività economica, organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi, che sia di per sé idonea a rimborsare i fattori della produzione impiegati mediante il corrispettivo di ciò che si produce o si scambia”
(Cass. civ., 14 giugno 1994, n. 5766).
In conclusione “La nozione di imprenditore”, ai sensi dell’art. 2082 c.c., va intesa in senso oggettivo, dovendosi riconoscere il carattere imprenditoriale all’attività economica organizzata che sia ricollegabile ad un dato obiettivo inerente all’attitudine a conseguire la remunerazione dei fattori produttivi, rimanendo giuridicamente irrilevante lo scopo di lucro”
(Cass. civ., 23 aprile 2004, n. 7725)







