Stretta fiscale sugli affitti brevi 2026
Stretta fiscale sugli affitti brevi 2026


Cosa cambia davvero dal 2026 sugli affitti brevi
La stretta fiscale sugli affitti brevi è ufficialmente partita.
Dal 1° gennaio 2026, con la Legge di Bilancio 2026, cambiano le regole per migliaia di proprietari.
Affitti brevi e tasse: il nuovo scenario
Il sistema di tassazione resta invariato solo in parte:
Primo immobile: cedolare secca 21%
Secondo immobile: cedolare secca 26%
Dal terzo immobile: obbligo di Partita IVA
Dal terzo affitto turistico si presume attività d’impresa.
Partita IVA obbligatoria: cosa comporta
L’obbligo di Partita IVA sugli affitti brevi significa:
- uscita dalla cedolare secca
- tassazione Irpef ordinaria
- contributi previdenziali obbligatori
- contabilità più complessa
- gestione di fatture e IVA
Una svolta che incide soprattutto sui piccoli proprietari.
Quanti immobili sono coinvolti?
Il limite scende da 5 a 3 immobili.
Secondo le stime, l’impatto diretto riguarda poche migliaia di case, su oltre 500.000 immobili presenti sulle piattaforme online.
Affitti brevi e strategie di aggiramento
Molti proprietari potrebbero tentare di:
- intestare immobili a familiari
- passare all’affitto lungo
- usare comodati o subaffitti
- operare in nero
L’Agenzia delle Entrate intensificherà i controlli su evasione ed elusione fiscale.
La vera stretta arriva dai Comuni
Il vero cambiamento potrebbe arrivare da Regioni e Comuni.
Stop agli affitti brevi nelle zone turistiche?
La Corte Costituzionale ha dato il via libera alla legge della Toscana sugli affitti brevi.
Punto chiave:
👉 un immobile usato stabilmente per affitti turistici può essere considerato turistico-ricettivo, non residenziale.
Cambio di destinazione d’uso
I Comuni possono:
- imporre il cambio di destinazione d’uso
- limitare gli affitti brevi in zone specifiche
- ridurre la presenza di locazioni turistiche nei centri storici
- Un impatto forte sulla commerciabilità degli immobili.
Effetto domino tra le Regioni
Dopo la Toscana, anche Emilia-Romagna si muove nella stessa direzione.
Altre Regioni potrebbero seguire, in attesa di una norma nazionale sugli affitti brevi, richiesta dall’ANCI.
Locazioni brevi tra cedolare secca e regime forfetario
Locazioni brevi tra cedolare secca e regime forfetario
Cos’è una locazione breve e chi può usufruirne
Le locazioni brevi sono contratti di affitto di durata non superiore a 30 giorni, stipulati da persone fisiche per finalità turistiche.
Regolate dall’art. 4 del D.L. 50/2017, si applicano agli affitti gestiti fuori dall’esercizio d’impresa, anche tramite portali telematici o agenzie immobiliari.
Sono ammessi servizi come pulizia, biancheria, utenze, wi-fi, aria condizionata, ma non servizi tipici dell’attività ricettiva (pasti, colazione, noleggio auto, guide turistiche).
Il limite dei 4 appartamenti: quando l’attività diventa impresa
La cedolare secca può essere applicata solo se si affittano fino a 4 appartamenti per anno fiscale.
Con 5 o più immobili, l’attività è automaticamente considerata imprenditoriale (art. 1, comma 595, legge 178/2020) e richiede partita IVA, applicando il regime d’impresa (ordinario o forfettario).
Anche con meno di 5 immobili, l’attività può essere considerata impresa se è svolta in modo organizzato o collegata a un’attività turistica principale.
Cedolare secca: funzionamento e aliquote
La cedolare secca è un regime opzionale che sostituisce IRPEF, addizionali regionali e comunali, imposta di registro e di bollo.
Si applica direttamente sul canone lordo con le seguenti aliquote:
21% per un solo immobile scelto dal locatore;
26% per gli altri immobili;
Dal 2026, anche per locazioni tramite portali o intermediari l’aliquota sarà del 26%.
Vantaggi principali:
Tassazione fissa e semplice
Nessuna addizionale regionale o comunale
Niente imposte di registro e bollo
Svantaggi:
Nessuna deduzione o detrazione fiscale
Tassazione sul 100% del canone
Ideale per chi ha altri redditi (da lavoro o pensione) e vuole evitare l’aumento dell’aliquota IRPEF progressiva.
Obblighi per portali online e intermediari immobiliari
I soggetti che esercitano attività di intermediazione immobiliare, nonché i gestori di portali telematici (come Airbnb, Booking, Vrbo), che mettono in contatto proprietari e locatari, sono obbligati a trasmettere all’Agenzia delle Entrate i dati dei contratti di locazione breve entro il 30 giugno dell’anno successivo.
I dati da comunicare sono:
nome, cognome e codice fiscale del locatore;
durata del contratto;
importo del corrispettivo lordo;
indirizzo dell’immobile.
Inoltre, tali soggetti — se incassano i canoni o intervengono nel pagamento — operano come sostituti d’imposta, applicando una ritenuta del 21% sull’importo lordo dovuto al locatore e versandola allo Stato.
Questa ritenuta può essere a titolo d’imposta (se si applica la cedolare secca) o a titolo d’acconto (in caso di regime ordinario IRPEF).
Regime forfettario per locazioni brevi in forma d’impresa
Chi affitta più di 4 immobili o gestisce l’attività in modo organizzato rientra nel regime d’impresa.
In presenza dei requisiti, è possibile scegliere il regime forfettario (legge 190/2014), che prevede:
Ricavi annui fino a 85.000 €;
Spese per lavoro e collaboratori fino a 20.000 €;
Coefficiente di redditività 86%;
Imposta sostitutiva 15% (ridotta al 5% per i primi 5 anni);
Versamento dei contributi INPS, deducibili dal reddito.
Vantaggi:
Tassazione agevolata
Deducibilità forfettaria dei costi
Esenzione IVA e contabilità semplificata
Svantaggi:
Contributi previdenziali obbligatori
Maggiore burocrazia rispetto alla cedolare secca
Cedolare secca vs Regime forfettario: confronto diretto
| Caratteristica | Cedolare secca | Regime forfettario |
|---|---|---|
| Numero immobili | Fino a 4 | Da 5 o attività organizzata |
| Aliquota | 21% – 26% | 15% (5% per startup) |
| Base imponibile | 100% canone | 86% canone |
| Deduzioni/Detrazioni | Nessuna | 14% costi forfettari + INPS deducibile |
| Contributi INPS | No | Sì |
| Convenienza | Per redditi alti e gestione semplice | Per attività strutturate |
Esempio pratico
Un contribuente affitta 4 appartamenti per un totale annuo di 48.000 € di canoni:
Cedolare secca: imposta totale circa 11.700 €
Regime forfettario: imposta + contributi circa 12.100 €
In questo caso, la cedolare secca risulta più conveniente, ma il forfettario è vantaggioso se si hanno contributi da dedurre o si prevede una crescita dell’attività.
Conclusioni: quale regime scegliere
Cedolare secca → consigliata per chi affitta fino a 4 immobili, senza struttura organizzata.
Regime forfettario → adatto a chi gestisce più immobili, con un’attività strutturata e ricavi fino a 85.000 €.
Sintesi rapida:
Fino a 4 immobili → Cedolare secca (21%-26%)
Da 5 immobili o attività organizzata → Regime forfettario (15%-5%)
